Lo Yoga insegna da migliaia di anni quella che per la cultura occidentale è una novità sensazionale: ascoltando il corpo è possibile comprendere e in certi casi evidenziare e risolvere i problemi della mente, trovando armonia ed equilibrio fra corpo, mente e spirito. Il Centro Studi Raja Yoga di Monza presenta un interessante seminario sul tema, condotto in modo interdisciplinare da un’insegnante di yoga, una formatrice laureata in filosofia, uno psicologo.

SEMINARIO DI YOGA, PSICOANALISI E FILOSOFIA
Centro Studi Raja Yoga Via Meda, 18 – Monza
Domenica 28 marzo dalle ore 10 alle 17.

“Sentire il corpo, capire la mente”
L’ascolto di sé come strumento per un percorso di autentico cambiamento

Quali sono le competenze, gli strumenti e le strategie che permettono ad un individuo di incamminarsi lungo un percorso evolutivo in cui può sviluppare consapevolezza, benessere, autonomia, accettazione di sé e degli altri?
Cosa significa aprirsi all’ascolto di sé per lo yoga, per la psicoanalisi e per la filosofia?
Nel corso del seminario, alternando momenti di pratica e di riflessione teorica, verranno presi in esame i principali strumenti con cui queste tre discipline favoriscono la crescita dell’individuo.

Il seminario, condotto da Alessandra Giovanetti, Simona Lucchini e Diego Miscioscia, si terrà domenica 28 marzo in via Meda, 18 a Monza dalle ore 10.00 alle ore 17.00. Il costo è di 80 € e comprende un pranzo vegetariano.

Per informazioni e prenotazioni : 3382907558 o e-mail: lucchinisimona@hotmail.com

Simona Lucchini, laureata in Lettere e diplomata presso la Federazione Italiana Yoga, conduce da anni corsi e seminari di Yoga a vari livelli. E’ docente di Yoga Mentale per l’ASYCO, Associazione per lo Studio dello Yoga e della Cultura Orientale e da tempo impegnata ad approfondire l’integrazione fra le tecniche yoga e la psicoanalisi.

Alessandra Giovanetti, laureata in filosofia estetica ed esperta di creatività, è formatrice e progettista nell’ambito scolastico e dei servizi sociali. Ha pubblicato con I. Avanzi Storie di ordinaria geometria e con E. Modolo, per la casa editrice La Scuola, Labirinti per imparare – didattica del libro-game.

Diego Miscioscia è psicologo, psicoterapeuta e formatore. E’ responsabile scientifico della cooperativa sociale Borgocometa. E’ socio fondatore dell’Istituto Minotauro, dove insegna psicologia e culture affettive nella scuola di psicoterapia. E’ docente di psicologia all’ISYCO. Ha scritto, tra l’altro: Le radici affettive dei conflitti 1998; Miti affettivi e cultura giovanile 1999; Adolescenti, diversità e violenza 2003; Cultura giovanile e generazione 2004; Sentirsi padre 2005.

Il corpo a noleggio

Alcuni dei problemi che abbiamo con il nostro corpo dipendono da come ce lo rappresentiamo. La rappresentazione delle cose cambia nel tempo, anche a seconda della cultura in cui viviamo e degli strumenti che utilizziamo. Un esempio chiarissimo è la metafora del cervello come un computer. Se il computer non fosse un oggetto molto noto, nessuno userebbe questa metafora.

Ma ogni rappresentazione comporta una necessaria approssimazione. Ad esempio la metafora del corpo come una macchina. Si tratta di una rappresentazione figurata molto comune nel mondo occidentale che risale probabilmente al 1700. Prima di quell’epoca probabilmente nessuno ci avrebbe pensato, eccetto forse Leonardo da Vinci.

Anche la separazione fra anima e corpo comporta un certo modo di rappresentare sé stessi. Nel mondo occidentale, molti non se ne rendono conto ma vedono sé stessi e il proprio corpo come una specie di veicolo che ha il pilota dentro la testa. Una macchina separata dal pilota che ogni tanto si guasta, ogni tanto ha bisogno di benzina e lubrificante, ogni tanto ha bisogno del carrozziere e di pezzi di ricambio, infine si fa rottamare. Un veicolo in cui l’omino all’interno della testa vorrebbe avere una macchina più bella, potente e funzionale.

La pratica dello Yoga ci insegna che le cose non sempre stanno così. Macchina e pilota sono una cosa sola, non sono due entità separate. Possiamo percepire la mano destra separata dalla mano sinistra, ma questo non toglie che i due arti siano uniti al corpo in un insieme unico, in cui si possono separare i pezzi… ma solo a costo di mutilare il corpo. Allo stesso modo possiamo percepire i polmoni separati dall’intestino, esattamente come fa la scienza medica occidentale, che affida i primi al pneumologo e il secondo all’internista. Ma questo non toglie che i due organi siano integrati in un corpo unico e possano influenzarsi a vicenda in modo sottile (esempio banale: se si mangia tanto formaggio, che viene assorbito dell’intestino, i polmoni secernono più catarro).

Invece con il normale atteggiamento di separazione dei diversi pezzi cosa succede? Che ci accorgiamo del corpo solo in negativo: quando siamo insoddisfatti dei difetti estetici che ci vengono indicati dall’industria della cosmesi e della moda (”Aiuto! Le maniglie dell’amore!”; “Aiut0! La cellulite!”). Oppure ce ne accorgiamo quando ci fa male: “Da dove mi viene questo mal di schiena? Non l’ho mai avuto.” “Da dove viene questa gastrite? Eppure bevo solo sei caffè al giorno e durante l’happy hour mi limito a due gin tonic!” oppure al contrario l’accettazione di alcuni problemi come se fossero un dato immutabile “Ho la cervicale da sempre; tutta la mia famiglia è così.”

Il nostro corpo è un piccolo universo molto complesso, ma unitario. E lo stesso tipo di unità, anche se è difficile percepirla, forse esiste a livello di tutto il Grande Universo esterno.

Nel numero di marzo di Yoga Journal edizione USA appare un’intervista a Sting e a sua moglie Trudie Styler. Entrambi praticano Yoga da molti anni, fra cui Ashtanga Yoga e altri stili. All’interno del servizio viene citata anche una precedente intervista del 1995, in cui Sting dice:

“Una delle prime domande che avevo sullo yoga era che la pratica sembrava richiedere un sacco di tempo, qualche volta fino a due ore. [Il mio primo insegnante] mi disse qualcosa che sulle prime non credetti, ma che ho visto confermato con l’esperienza: “quando pratichi yoga hai più energia per svolgere le tue altre attività durante la giornata.”


Puntando qui si trova il Corso di Filosofia dello Yoga basato sugli Yogasutra di Patanjali tradotto dal corso online di Sri Bipin Joshi. La traduzione è stata effettuata da me in forma gratuita.

Il corso si basa sugli Yogasutra di Patanjali cercando di spiegarli in modo facile ed accessibile. Per la grafia dei termini in sanscrito è stata mantenuta la grafia del testo originale in inglese.

Chiaro come il sanscrito

È nato da poco un blog dedicato al sanscrito. Il suo autore è Giulio Geymonat, conosciuto nella comunità dello yoga per le sue conferenze sul sanscrito, di cui abbiamo già parlato qui.

Perché essere tolleranti

“Dato che non pensiamo nello stesso modo e vediamo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca.”

Mohandas Karamchand Gandhi

Il guru

“Essere un guru non significa avere un seguito di fedeli. Un guru è una persona in grado di indicarmi la via. Immaginiamo che mi sia perso nella foresta. Incontro un tale e gli chiedo: ‘Per favore, può indicarmi la strada per tornare a casa?’. E lui: ‘Sì, fai così e poi fai così”. E io: ‘La ringrazio molto’, e seguo le sue indicazioni. Questo è un guru.

Oggi c’è l’idea che un guru sia una persona con numerosi seguaci che lo seguono come il pifferaio magico. È sbagliato. Un vero guru vi indicherà la via. La segui e ti ritrovi a casa. Allora potrai ringraziarlo.”

TKV Desikachar, “Il cuore dello yoga”, Ubaldini Editore, Roma

Quando si soffre d’insonnia, prima di ricorrere al medico o ricorrere ai calmenti, occorre provare diversi rimedi, agendo su più fronti.

  1. Non cenare pesante, evitando di mangiare nelle 3 ore che precedono il momento di andare a letto
  2. Evitare il caffè dopo le 14.
  3. Verso sera abbassare le luci in casa, perché in questo modo si segnala al corpo che sta arrivando alla notte. Luci troppo forti segnalano il contrario.
  4. Almeno mezzora prima di andare a letto spegnere computer, cellulare, videogiochi, tv perché mantengono la mente in uno stato di eccitazione sensoriale.
  5. Andare letto solo quando si sente il sonno arrivare; meglio evitare di leggere, mangiare, studiare, lavorare, guardare tv a letto.

Per quel che riguarda lo yoga, si può provare a praticare tre saluti al sole mezzora prima di andare a letto, oppure questa breve sequenza (da effettuare in pigiama, con i denti già lavati, in modo che, effettuato il rilassamento in savasana, appena viene sonno si può andare a letto):

  1. Adho Mukha Svanasana
  2. Uttanasana
  3. Janu sirsasana
  4. Paschimottanasana
  5. Pawanamuktasana (entrambe le ginocchia al petto, tenendo la testa rilassata sul pavimento)
  6. Jathara parivartanasana (cinque minuti a sinistra e poi cinque minuti a destra. Si possono tenere le ginocchia piegate)
  7. Savasana

Compatibilmente con il proprio livello di preparazione, le posizioni 4, 5, 6 se possibile vanno tenute per almeno cinque minuti. Savasana almeno dieci minuti. Man mano che si progredisce, la durata della sequenza diventa sempre più lunga, con effetti sempre più profondi. Tenere le posizioni per tutto il tempo in cui ci si trova a proprio agio. I segni che la posizione deve essere sciolta o resa meno profonda: quando si sente forte disagio; quando manca il fiato o si respira male; quando insorgono tremori muscolari (vuol dire che stiamo forzando e che non siamo ancora pronti); quando si sente dolore. In quest’ultimo caso la posizione va sciolta subito e vuol dire che stiamo rischiando di farci male o perché non siamo pronti per la posizione, oppure perché muscoli e tendini non sono adeguatamente riscaldati. D’inverno è normale che le posizioni siano un po’ meno agevoli.

Secondo una ricerca condotta dal Professor Norbert Schwartz dell’University of Michigan, un’ora di buon sonno in più genera più benessere durante la giornata di un aumento di reddito di 60.000 dollari. Il suo pensiero sul sonno e i suoi effetti fisiologici si riassume in questa dichiarazione:

“Sleep quality has a greater influence on the ability to enjoy one’s day than household income and even marital status.”

“La qualità del sonno ha una maggiore influenza sulla capacità di godersi la giornata maggiore del reddito familire e persino della situazione matrimoniale.”

Dormire bene e dormire il giusto è quindi fondamentale per il benessere. Si tratta di un’affermazione rivoluzionaria in una società come quella moderna in cui il sonno viene vissto come una specie di forzata perdita di tempo. Luce elettrica, tv, computer, videogiochi, internet: tutto congiura contro le otto ore di sonno e molte persone vivono una vita di disappunto e leggera depressione magari semplicemente perché vanno a letto troppo tardi e si alzano troppo presto.

Ecco alcuni consigli utili, alcuni per chi pratica yoga, alcuni per tutti. Ognuno può cogliere quelli che più si adattano alla sua situazione e sperimentarli, adattandoli quando possibile alla propria situazione di vita o di lavoro:

1. Riscoprire il sonnellino post-prandiale. Winston Churchil era un acceso sostenitore del sonnellino pomeridiano che, secondo lui, gli ha consentito di resiste allo stress e alle responsabilità della II Guerra Mondiale. Mezzora di sonno dopo pranzo fa miracoli. Per non intralciare la digestione è opportuno che non duri più di 30 minuti, meglio se su un divano, giacendo sul fianco destro, in modo che la forza di gravità agevoli il transito del cibo nello stomaco.

2. Praticare almeno 15 minuti di Pranayama durante il giorno oppure mezzora prima di andare a letto. Prima di andare a letto un esercizio di respirazione rilassante aiuta a calmare la mente e abbassare la pressione sanguigna. Durante il giorno aiuta a rigenerare l’energia come il sonnellino del punto precedente.

3. Spenere le distrazioni elettroniche almeno mezzora prima di andare a letto. Se si decide di andare a letto alle 23, spegnere tv, cellulare, computer, internet e ogni genere di distrazione elettronica entro le 22.30 per dare al cervello il tempo per passare dalla modalità “lavoro, pericolo o azione” alla modalità “tranquillità e riposo”.

4. Abbassare le luci dopo una certa ora. Per alcuni miliardi di anni la maggior parte degli esseri viventi hanno imparato che “luce=caccia, ricerca del cibo, attività”, “buio=tana e sonno”. La luce elettrica dice al nostro organismo “guarda che è ancora giorno”, mentre in realtà è notte. Abbassare le luci crea un crepuscolo artificiale che aiuta l’organismo ad entrare nella modalità “riposo e sonno”.

5. Togliere tv, computer e distrazioni dalla camera da letto. Il letto deve essere associato il più possibile solo a sonno e riposo. Guardare la tv, lavorare a letto, usare i videogiochi rendono il letto un secondo divano, invece che il tempio del sonno. Inoltre i campi elettromagnetici prodotti dagli apparecchi elettronici possono essere di disturbo.

6. Cenare presto e leggero. Come dicono anche medici e pediatri, il sonno non è fatto per digerire. Idealmente bisognerebbe cenare almeno tre ore prima di andare a dormire, in modo da farlo a digestione già ampiamente avviata. Fa eccezione il sonnellino pomeridiano, se non dura più di trenta minuti. Chi afferma di non poter andare a dormire se non a stomaco pieno, spesso ha fatto l’associazione sazietà-sonno e il rallentamento dopo cena lo aiuta a prendere sonno; però poi la difficoltà della digestione lo fa dormire male, e infatti spesso chi cena pesante è anche un russatore altrettanto pesante.

7. Evitare sia l’alcol sia il caffè. La caffeina ha effetto dopo un paio d’ore  ne dura una decina, quindi è opportuno bere l’ultimo caffé della giornata dopo pranzo o nel primissimo pomeriggio. La maggior parte di coloro che bevono caffé anche di sera (io sono stato fra questi per molti anni) ne risentono in fatto di qualità del sonno anche se non se ne accorgono o non lo ammettono. Se si beve un caffè alle 21 dopo una tarda cena, la caffeina comincia a fare effetto verso le 23, proprio quando la magior parrte della gente dovrebbe andare a dormire. L’alcol da parte sua fa venire sonno ma facilita i risvegli notturni, in particolare se ci sono problemi di glicemia. Anche il bicchiere di vino e soprattutto il liquorino dopo cena possono creare disturbo al sonno. Evitare anche i dolci.

8. Praticare qualche attività fisica non eccessivamente strenua prima di andare a letto. Ognuno deve sperimentare in base alle proprie preferenze. Indicativamente non hanno controindicazioni: una breve passeggiata; una seguenza di yoga (preferendo posizioni rilassanti, ovviamente). Per i praticanti di yoga intermedi o avanzati: sei saluti al sole seguiti da 10 minuti di savasana  almeno trenta minuti prima di andare a letto. Da evitare tutte le attività che stimolano la produzione di adrenalina (ad esempio danza aerobica con musica molto ritmica) a meno di non avere almeno due ore di tempo per il defatigamento e rilassamento.

Secondo uno studio medico svedese, fare attività fisica da giovani migliora il rendimento scolastico. L’articolo del Corriere della Sera qui. Il link dello studio originale qui.

Lo studio ha trovato una correlazione fra intelligenza e forma fisica. Da agiungere che, siccome l’attività fisica migliora la circolazione e l’ossigenazione dei tessuti, probabilmente ne beneficiano anche le funzioni del sistema nervoso centrale: intelligenza, memoria, attenzione, capacità di concentrazione. Un po’ di alternanza fra sport e sgobbo sui libri sono meglio di troppa tv, videogiochi e merendine.





Yogasutra - Lo yoga reso facile
A cura di:
Gianni Da Re Lombardi

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