Spesso si assiste a discussioni su quale sia superiore, se la razionalità o l’intuizione. Siccome l’intuizione sembra facile, mentre la razionalità sembra noiosa, chi ha scarsa preparazione scientifica spesso parteggia per l’intuizione, così artisitca e rivoluzionaria (apparentemente) mentre chi ha una modesta preparazione scientifica snobba l’intuizione per preferire l’imparziale freddezza (apparentemente) della razionalità.

In realtà le grandi scoperte scientifiche nascono PRIMA dall’intuizione e SUCCESSIVAMENTE vengono verificate con i metodi della razionalità scientifica. I grandi scienziati sono come gli artisti, prima intuiscono le leggi su cui stanno formulando ipotesi, poi le spiegano e documentano razionalmente, sottoponendole infine (volenti o nolenti) al vaglio dei colleghi e della comunità scientifica nel suo insieme. Entrambe le metodiche sono importanti e fanno parete di un unico processo: l’intuizione per scatenare la scintilla, la razionalità per mantenere acceso il fuoco e illuminare una piccola porzione di universo.

Allo stesso modo probabilmente dovremmo comportarci nella vita quotidiana: esplorare noi stessi e la nostra intuizione per capire quali decisioni prendere, e successivamente razionalizzarle e verificarle anche discutendone con terze persone. In questo modo razionalità e intuizione si completano a vicenda, aiutandoci a vivere meglio.

Occhio al ginocchio

Il ginocchio è una delle articolazioni più delicate del corpo umano. Come la spina dorsale, è sottoposto a un notevole stress a causa della posizione eretta: il carico che noi esseri umani poniamo su due gambe negli altri mammiferi, in genere, viene suddiviso fra quattro zampe. Inoltre le leve che vengono applicate al ginocchio umano sono, se possibile, anche maggiori, perché la stazione eretta comporta il fatto che siamo proporzionalmente più alti della media dei quadrupedi. Infatti le gambe degli esseri umani sono più grosse di quelle di qualsiasi animale dello stesso peso e corporatura, con la possibile eccezione del canguro, il quale sta su due zampe pure lui, ma con una proporzione ossea molto diversa.

Per proteggere il ginocchio
Per tutelare il proprio ginocchio durante la pratica di yoga occorre tenere ben presente la sua meccanica. Mentre altre articolazioni possono ruotare in diverse direzioni, il ginocchio può muoversi su un piano solo, che passa verticalmente rispetto alla coscia e alla tibia. È quindi necessario, soprattutto invecchiando, seguire queste avvertenze, verificando eventualmente la propria situazione personale con un ortopedico, un medico sportivo, un insegnante esperto o un fisioterapista:

  1. Curare flessibilità e forza di piede e caviglia.
    Il piede e la caviglia sono fondamentali per l’equilibrio di tutto il corpo. Se non sono flessibili, spesso il ginocchio viene messo sotto stress per compensarne la rigidità. Camminare il più possibile senza scarpe ed eseguire ogni giorno qualche rotazione del piede e della caviglia.
  2. Curare l’allineamento del ginocchio durante gli asana.
    È fondamentale evitare torsioni indebite. Ad esempio, in virasana è meglio sedersi sui talloni tenendo i piedi paralleli e le punte indietro, piuttosto che spostare i talloni verso l’esterno.
  3. Curare l’apertura delle anche.
    Se le anche sono rigide, come nel caso delle caviglie, le ginocchia possono essere chiamate in soccorso. Salvo che, per il gioco delle leve e per il fatto che il ginocchio si muove su un piano solo, le forze che si sviluppano a livello delle cartilagini sono enormi. Più le anche sono flessibili e meno rischi corrono le ginocchia.
  4. Rinforzare i muscoli, curandone l’equilibrio.
    Soprattutto negli sportivi, i quadricipiti sono spesso molto forti. Non altrettanto si può dire dei muscoli posteriori di cosce e polpacci. Occorre curarne forza e flessibilità, in modo da equilibrare l’intero ginocchio. Anche nelle persone normali può esserci uno squilibrio analogo: il fatto di alzarsi e sedersi, il fatto di fare ogni tanto le scale tiene in esercizio i quadricipiti. Ma per l’equilibrio occorre rinforzare e rendere flessibili anche i muscoli posteriori, compreso il polpaccio, rinforzando e rendendo flessibile anche il tendine di Achille. Senza dimenticare gluteo e dorsali.
  5. Curare l’equilibrio muscolare generale.
    Spesso un ginocchio è più debole dell’altro. Forzando la perfetta simmetria si rischia di danneggiare il ginocchio più debole. In caso di squilibri, è consigliabile eseguire gli esercizi asimmetrici prima dal lato debole, poi dal lato forte, infine ripetere dal lato debole, senza forzare la prestazione. Se si forza la prestazione, si rischia di rinforzare sempre di più il lato forte, in un inseguimento senza fine, col rischio ulteriore di danneggiare il lato debole quando forziamo una prestazione uguale anche di lì.
  6. Curare l’equilibrio di schiena e spalle.
    Anche uno squilibrio a livello della schiena può interferire con, o essere causato da un ginocchio dolorante. In particolare chi gioca a tennis o svolge con assiduità sport asimmetrici corre il rischio di trovarsi mal di schiena, problemi a una spalla, problemi a un ginocchio, causati dal diverso sviluppo muscolare e osseo dei suoi lati destro e sinistro.

Gambe pesanti per il caldo o per una giornata in piedi? La soluzione preventiva e curativa può essere qualche minuto in questa variante di Viparita Karani, con le gambe verticali appoggiate a un muro.

La posizione è facile e accessibile a tutti o quasi. Mettersi contro una porta o a letto contro il muro se non c'è una parete libera.

La posizione può esssere eseguita da chiunque senza particolari controindicazioni per chi è in buona salute. Se, come capita spesso nelle case moderne, non c’è una parete libera, si può chiudere a chiave una porta e mettersi contro questa.

Più i glutei sono vicini alla parete, più la posizione è rilassante anche per la schiena (il cuscino sotto le reni è facoltativo). Per mettersi in posizione bisogna sedersi di fianco alla parete con le gambe sul pavimento, sdraiarsi tenendo i glutei più vicino possibile alla parete, poi portare le gambe verticali facendole scorrere sulla parete come le lancette di un orologio. Le persone anziane possono farsi aiutare da un parente fidato o da una persona competente.

Se fa caldo, si può anche godere della sensazione di frescura derivante dal contatto con la parete, che, se l’altro lato non è al sole, generalmente è più fresca della temperatura dell’aria.

Se la testata non è ingombrante, si può praticare anche a letto ponendosi con i glutei contro il muro o contro la testata.

Una volta in posizione, la sensazione di rilassamento alla schiena e di alleggerimento delle gambe è fantastica.

La posizione, praticata qualche minuto al giorno alla sera e magari anche al mattino, aiuta a prevenire e può contribuire a curare problemi di ritorno venoso, circolazione alle gambe, vene varicose, gambe pesanti, gonfiore ai piedi e alle caviglie, drenaggio linfatico e altri problemi circolatori maschili e femminili. Se non si pratica già sport, è sempre opportuno sentire il proprio medico per eventuali controindicazioni.

Il 30 giugno 2010, presso Naos Communication, sulla sua gigantesca terrazza con vista sulla tangenziale di Milano (a circa 500 metri di distanza), ho provato una delle esperienze di yoga più particolari della mia vita (dopo questa pratica  a Milano in piazza San Carlo): far praticare yoga ad una decina di principianti assoluti (solo uno o due dei partecipanti avevano già praticato yoga in passato per qualche mese) mentre nella stessa terrazza si stava avviando un cocktail party con musica jazz live (ovviamente durante la pratica il quartetto jazz non ha suonato a pieno volume, però le persone presenti, quelle che non praticavano yoga, chiacchieravano e bevevano liberamente, e si sa quale può essere il livello di rumore di un cocktail party a tutta chiacchiera…).

Tutti i partecipanti alla pratica di yoga – che, ripeto, erano quasi tutti principianti assoluti - hanno verificato le possibilità di concentrazione e rilassamento, senza particolare sforzo tecnico, offerte dallo Yoga anche in un contesto di rumore e confusione.

Si è trattato di una breve sessione della durata di circa un’ora con una breve introduzione sullo yoga, un esercizio di respirazione con effetti di concentrazione e rilassamento, alcune posizioni yoga adattate per essere eseguite su una normale sedia (quindi adatte per essere eseguite come pausa  tonificante e rivitalizzante durante il lavoro, aiutando a prevenire affaticamento, sindrome del mouse, mal di schiena, problemi alle cervicali) e infine un’esperienza di rilassamento guidato.

L’esperienza sarà ripetuta il 14 luglio 2010, sempre nello stesso luogo (zona Lambrate a Milano). Per essere invitati scrivere a me, oppure direttamente all’organizzazione della serata. L’ingresso è gratuito, è però necessario confermare la propria partecipazione.

Il silenzio fa paura. È il motivo per cui la sala d’aspetto di un dentista senza riviste farebbe scappare i pazienti. Stare da soli, senza alcuna distrazione, nel silenzio, è un’esperienza insostenibile per molte persone. Figuriamoci le giornate di meditazione delle pratiche spirituali del buddismo.

Ciononostante, una breve pausa di silenzio può essere un’esperienza rigenerante di grande potenza. Lo Yoga Nidra al termine di molte lezioni di yoga è una pratica così rigenerante perché, dopo una giornata di rumore e di lavoro, quando finalmente la mente stacca il suo dialogo incessante, quel mezzo minuto di pausa nel silenzio diventa quasi un assaggio di eternità. Un’eternità non di noia ma di benessere.

Il rumore richiede una sorprendente quantità di energia. Parlare è molto dispendioso dal punto di vista energetico, e anche il lavoro di interpretare i molteplici rumori che arrivano dalla vita moderna è altrettanto faticoso. Mentre ci sembra di non fare niente, l’inconscio osserva costantemente il rumore del traffico, l’ascensore, i vicini di sopra che camminano, la musica lontana, tutto per interpretare ogni rumore e segnalarci quelli interessanti o d’allarme.

Una pratica interessante è, quando capita di svegliarsi nel cuore della notte, provare a sedersi in meditazione ascoltando con attenzione tutti i rumori esterni. Si scoprirà che, anche nel silenzio della notte, i suoni sono moltissimi: il ticchettio di un orologio, occasionali scricchiolii dei mobili, un cane lontano che abbaia, un’auto lontana, il rubinetto di un vicino insonne.
Un’altra pratica soprendente: in una stanza molto tranquilla, tapparsi le orecchie con i pollici, coprire gli occhi con indici e medi, e ascoltare i rumori del corpo. Anche nel silenzio più assoluto, dove c’è vita c’è sempre un po’ di rumore.

Il 16, 17 e 18 luglio 2010 si tiene “Miticaindia Viareggio”, il festival della cultura e tradizione indiana con ampio spazio alle tradizioni indiane, prodotti tipici, spettacolo, musica bhangra e cinema, medicina ayurvedica e Yoga.

Si tratta di un’edizione speciale del festival Miticaindia 2010 tenuto nel marzo 2010 a Carrara. Qui le informazioni dell’edizione principale, tenuta a Carrara di Marzo 2010.

L’edizione di Viareggio si tiene alla Cittadella del Carnevale, vicino all’uscita dell’autostrada “Viareggio” e a pochissima distanza dalla statale Aurelia. Orari: dalle 18 all’una di notte il 16, 17 e 18 luglio 2010. Qui il programma relativo allo Yoga.

Ecco i principali temi che è possibile scoprire ed esplorare a Miticaindia Viareggio:

  • Abbigliamento tradizionale;
  • arredi e mobili per la casa;
  • gioielli e monili indiani;
  • stoffe, sete e arazzi indiani;
  • Té e spezie esotiche;
  • incensi, essenze, mercato artigianale indiano;
  • ristorante Sapori dell’India;
  • Spiritualità e benessere dalla tradizione indiana;
  • Yoga e Ayurveda;
  • Danza tradizionale indiana, musica tradizionale, musica Bhangra, fusion;
  • Arti marziali: Gatka e Kalaripayattu;
  • Spazio bambini Lila-Yoga.

In genere tutti i centri yoga e le palestre offrono una lezione gratis per chi vuole praticare yoga. La lezione gratuita può essere utile sia per giudicare i servizi offerti dal centro yoga, sia per giudicare lo stile di yoga proposto, sia per giudicare l’affinità con il particolare insegnante. Non c’è niente di male nello scoprire che uno di questi elementi non ci è congeniale, e provare è l’unico modo per scoprirlo.

Anche per chi pratica da tempo, può essere utile cambiare ogni tanto, oppure provare stili di yoga o insegnanti diversi. Idem per chi pratica da solo: fare tre mesi di corso ogni tanto può servire anche per mettere meglio a punto la propria pratica personale.

Yoga in Versilia, a Lido di Camaiore e Viareggio.

Chi vuole provare una lezione gratuita di yoga a Viareggio-Lido di Camaiore, può provare con me presso il Teresita Wellnes Club, uno dei centri benessere più qualificati di Viareggio, annesso allo stabilimento balneare e al ristorante. Si trova nella Città Giardino, sul mare, a due passi da Lido di Camaiore, con un grande parcheggio davanti e facile accesso in bicicletta perché ci passa la pista ciclabile che da Viareggio arriva fino a Marina di Pietrasanta. E’ indispensabile prenotare, cliccando sul link “prenota” oppure telefonando allo 0584 50012. La prenotazione della lezione di prova gratuita naturalmente è senza impegno e senza alcun obbligo di continuazione.

Yoga in tutta Italia

Per trovare un corso di yoga nella propria città una buona fonte è la Yani Associazione Nazionale Insegnanti di Yoga, che, su richiesta, indica i centri yoga e i recapiti degli insegnanti più vicini a chi formula la richiesta. È sempre opportuno dare un colpo di telefono o fare una visita per rendersi conto dell’ambiente, della qualità dei servizi offerti e della disponibilità a svolgere lezioni di prova. Di norma una lezione gratuita la offrono tutti. Qualcuno ne offre due, e qualcuno invece preferisce legittimamente dedicare il suo tempo solo agli allievi paganti. Tenere d’occhio il sito della Yani è utile anche perché una volta l’anno organizza l’iniziativa “Yoga porte aperte” in cui i centri yoga tengono lezioni e incontri gratuiti aperti a tutti durante un intero weekend (qualcuno solo la domenica).

Altri riferimenti per trovare centri yoga qualificati (in ordine alfabetico):

Federazione Italiana Light on Yoga (Iyengar Yoga)

Federazione Italiana Yoga

Federazione Mediterranea Yoga

Yoga.it

Surya Namaskara era un esercizio per antichi guerrieri ariani o per moderni marmittoni in fanteria?
More about Yoga Body

“Yoga Body – The Origins of Modern Posture Practice” di Mark Singleton è un libro a tesi. E la sua tesi per il mondo dello Yoga è rivoluzionaria: lo Yoga moderno nasce all’inizio del XX secolo in India e, oltre che dalle antichissime tradizioni, viene anche influenzato dalla cultura fisica, dalla ginnastica occidentale e dalla ginnastica svedese.

Il libro è documentato e pieno di illustrazioni d’epoca fra cui alcune interessanti foto di asana di yogi della prima metà del XX secolo messe a confronto con foto di atleti della stessa epoca che eseguivano esercizi molto simili. Particolarmente interessante la storia di Krishnamacharya, di cui tre allievi sono stati particolarmente importanti per la diffusione dello Yoga nel mondo: BKS Iyengar, K Pattabhi Jois e TKV Desikachar (quest’ultimo oltre che allievo, era anche figlio di Krishnamacharya).

Fra le due guerre mondiali, Krishnamacharya insegnava Yoga alle dipendenze del Maharaja Krishnaraja Wodiyar IV di Mysore, un principe modernista e illuminato che aveva particolarmente a cuore l’educazione fisica. Attingendo liberamente alla tradizione filosofica degli Yogasutra di Patanjali e integrandola con altre tradizioni, Krishnamacharya aveva elaborato un metodo di insegnamento di posizioni Yoga che da una parte rifiutavano alcuni elementi tradizionali dello Hatha Yoga (le pratiche di purificazione fisica chiamate Shatkarman, ad esempio) e dall’altra poneva l’accento sulla fisicità delle singole posizioni. Ogni asana veniva tenuto per un periodo da cinque a dodici cicli respiratori e veniva eseguito in un flusso continuo. Questo metodo era particolarmente indicato per fare dimostrazioni di gruppo con giovani praticanti, necessità  che alla corte del Maharaja si presentava abbastanza spesso.

Dai documenti il Saluto al Sole Surya Namaskara (chiamato in indiano più moderno “Surya Namaskar” senza la “a” finale), inizialmente non faceva parte della pratica di Yoga insegnata da Krishnamacharya ma era una sezione didattica a parte. Deriverebbe pare da una serie di esercizi riportati in un manuale intitolato “Ashtanga Dand”, in cui dand (”bastone” o “sbarra” in sanscrito) è un sinonimo di posizione o esercizio, alludendo a una posizione nota anche come “aṣṭāṅga namaskāra”, conosciuta attualmente in Italia anche come “posizione degli otto punti” in cui piedi, ginocchia, mani e fronte (o mento) toccano terra (gli otto punti).

Insomma in sintesi: il Saluto al Sole non era l’antico esercizio dei guerrieri ariani, bensì una sequenza elaborata negli anni trenta per i militari e gli allievi della corte del Maharaja di Mysore. Krishnamacharya l’ha elaborata attingendo da diverse tradizioni di cultura fisica(non ultima la ginnastica svedese) a quel tempo presenti a Mysore e conosciute in India.

In pratica molto probabilmente è successo nello Yoga quello che è accaduto nelle arti marziali, nel judo, nel tai chi chuan e in altre discipline: fra il XIX e il XX secolo sono arrivati alcuni insegnanti di talento che hanno preso le tradizioni esistenti, le hanno elaborate e, anche con innesti originali, hanno dato forma alla versione moderna della disciplina. In alcuni casi rivendicando la loro originalità creativa, in altri casi nascondendola per sottolineare il legame con la tradizione, forse non ritenendosi abbastanza autorevoli per iniziare una tradizione nuova.

Dalla didattica di Krishnamacharya sono nati il metodo di BKS Iyengar, molto sistematico e rigoroso, particolarmente attento all’allineamento e agli aspetti terapeutici degli asana; Il Vinyasa Ashtanga Yoga (chiamato per brevità Ashtanga Yoga) di K Pattabhi Jois, molto sistematico e basato su alcune sequenze fisse (fra cui le versioni A e B del Saluto al Sole) da praticare sempre uguali, limitandosi a modificare le singole posizioni in base al livello fisico del praticante; e infine lo yoga di TKV Desikachar, che pone molto l’accento sulla spiritualità e sulla personalizzazione della pratica per ogni singolo allievo, ponendosi come una via di mezzo fra Iyengar e Pattabhi Jois, ma in una versione meno “industrializzata” della pratica e quindi meno adatto per una diffusione sistematica e internazionale del metodo.

Diversi documenti fotografici e testuali confermerebbero questa tesi modernista, mentre le tesi tradizionaliste si basano su documentazioni molto più vaghe ed evanescenti (ad esempio, del mitico testo “Yoga Korunta” da cui deriverebbe il metodo Yoga che Krisnamacharya ha trasmesso a K Pattabhi Jois non sopravvive neanche una copia, né alcun frammento).

Questo non toglie, naturalmente, che il Saluto al sole nelle varie versioni sia un eccellente esercizio fisico, e che le varie metodiche moderne di Yoga scaturite dai diversi allievi di Krishnamacharya hanno grandi meriti, fra cui l’attuale grande diffusione dello yoga nel mondo occidentale.

Il tema di quest’anno è “Yoga e Futuro”. Sabato 5, dalle 14.30 alle 15, parlerò di come aprire e promuovere un Centro Yoga, indicando i criteri generali per farlo, con i principali ostacoli da superare prima di imbarcarsi nell’impresa.

Il programma del Festival è qui.

La mappa per arrivare in zona è qui.

Il sito dell’Atac di Roma per vedere come arrivarci con i mezzi pubblici è qui.

L’indirizzo dello Yoga Festival è:
VILLA DORIA PAMPHILJ
– CASCINA FARSETTI – ENTRATA DA VIA LEONE XIII, 75, Roma

Surfing Yoga

Il mondo del surf ha scoperto da tempo una certa parentela con il mondo dello Yoga. Su Yoga Journal Usa di Giugno 2010 il campione di surf Taylor Knox spiega come lo yoga e la meditazione lo hanno aiutato a competere meglio e a resistere meglio alle pressioni delle competizioni internazionali. A 38 anni, Taylor Knox è il più longevo campione internazionale oggi sulla scena, ed è tuttora considerato fra i dieci migliori del mondo. (L’articolo è solo su carta, almeno per ora. Qui sul blog di Yoga Journal un post sul tema con alcuni link utili.)

Nel filmato Taylor Knox presenta alcuni esercizi per il surf, alcuni dei quali di evidente derivazione yogica.

Ecco alcuni motivi per cui lo Yoga è un’eccellente allenamento e preparazione accessoria per il surf:

  1. L’attenzione per l’equilibrio. Lo yoga è una delle poche discipline che prevedono innumerevoli esercizi di sviluppo e consapevolezza dell’equilibrio in tutte e tre le dimensioni, in ogni orientamento. Non solo il funambolismo o l’acrobazia fine a sé stessa, ma anche la capacità di stare in equilibrio in tutti i più diversi orientamenti del corpo: su un piede, su due piedi, in torsione, su un fianco, sull’altro fianco, sulle mani, sul coccige, in estensione all’indietro, in piegamento in avanti, sull’addome, sulla schiena, sulle spalle, sulla testa, inginocchiati, persino su avambracci e gomiti.
  2. La coltivazione della pazienza. Le posizioni di equilibrio inoltre, come sa chi pratica yoga, insegnano la pazienza: quando si perde l’equilibrio si mette il piede o la mano a terra, e si ricomincia. Esattamente come sul surf: quando si perde l’equilibrio si riprende la tavola, si torna indietro e si aspetta un’altra serie di onde, magari per diversi minuti.
  3. Lo sviluppo della flessibilità. Può non sembrare ovvio, ma un incremento di flessibilità aumenta la facilità e la portata dei movimenti. Quando mantenere l’equilibrio su un’onda può dipendere da un centimetro in più o in meno di spostamento del baricentro, il fatto di inarcarsi con maggiore facilità può fare la differenza fra un atleta di classe e un mediocre surfista.
  4. La capacità di cogliere l’attimo presente. La pratica dello yoga non è eseguire una data posizione ma è fare l’esperienza della posizione. Praticando yoga si scopre che il nostro corpo è diverso ogni giorno, e ogni giorno la stessa posizione può essere diversa e generare sensazioni differenti. Allo stesso modo in mare nessuna onda è uguale all’altra, e il surfista deve scivolare al meglio su questa onda, senza alcuna possibilità di modificarla, di studiarla o di conoscerla in anticipo (a differenza, ad esempio di uno sciatore che si studia la pista prima di percorrerla in gara), ma cercando di rispondere al meglio alle sue evoluzioni.
  5. La propriocezione. Senza una buona percezione della situazione spaziale del proprio corpo non è possibile stare in equilibrio sulla tavola. Lo Yoga migliora la propriocezione, ovvero la capacità di percepire il proprio corpo, la posizione degli arti, la tensione muscolare e tendinea, anche senza l’aiuto della vista, migliorando le prestazioni nel surf come in tanti altri sport.
  6. La capacità di concentrazione. La pratica dello yoga insegna a concentrarsi con grande attenzione su tutto quello che stai facendo, compresi movimenti apparentemente banali, che possono essere comunque fonte di scoperte. Anche nel surf la concentrazione deve essere massima e, come nello yoga, si tratta di una concentrazione rilassata. Non puoi forzare le onde ad arrivare. Però puoi osservarle con la massima concentrazione, ma rilassata, per individuare l’onda giusta per te.

Ovviamente questi punti di forza non sono esclusivi dello Yoga (anche la ginnastica artistica, ad esempio, cura molto l’equilibrio). Ma raramente si trovano tutti insieme. Lo yoga è quindi un ottimo allenamento integrativo quando non si può correre l’onda.





Yogasutra - Lo yoga reso facile
A cura di:
Gianni Da Re Lombardi

Domande, segnalazioni, curiosità? Scrivici.




Segui il Blog col Feed RSS