Chi scende piano va sano e va lontano
Pubblicato il 20-06-2007 da Gianni Da Re Lombardi in Asana, Pratica personale 1 Commento/Lascia il tuoLe flessioni in avanti richiedono tempo e pazienza. I cinque centimetri in più per toccarsi le punte dei piedi possono sembrare più lunghi di un viaggio in India senza aereo a chi non pratica Yoga, ma col tempo tutti coloro che non hanno particolari problemi di salute ci possono arrivare.
In ogni caso quello che conta non è l’arrivo, ma il viaggio. E la fretta è controproducente. Un motivo è il cosiddetto riflesso da stiramento: quando il muscolo viene tirato troppo velocemente, si contrae automaticamente per resistere alla trazione. In questo modo, se si vuole forzare la trazione, si rischia lo strappo muscolare o articolare, ci si fa male e per reazione il muscolo poi si stira ancora meno.
Soluzione: attendere che i muscoli si rilassino per stirarli (lentamente) un altro po’. In questo modo muscoli e tendini piano piano si allungano molto di più di quanto potremmo pensare, raggiungendo posizioni che, senza pazienza, pensavamo impossibili.
In pratica, appena i muscoli resistono, ti fermi e aspetti. I muscoli si rilassano, e tu puoi approfondire, millimetro per millimetro, la posizione, raggiungendo quella stabilità confortevole di cui parla Patanjali, e che è così piacevole per chi pratica Yoga.
Paschimottanasana, una delle più impegnative flessioni in avanti. Va intrapresa con particolare prudenza quando ci sono problemi alla schiena o problemi ai dischi intervertebrali.
Splendido. È una metafora di quello che accade nella vita. Se nei tuoi progetti trovi ostacoli, fermati. Non per desistere, ma per riflettere, distenderti e riprovarci con nuova consapevolezza e nuova lena.
Comunque, con i polpastrelli a toccar terra ci riesco. Lo faccio ogni mattina per 30″ da un paio d’anni (è un regalo che mi sono fatto da quando ne ho 50). Non so se sia merito mio: la punta delle dita, con le braccia distese lungo le gambe, mi arriva a circa 10 cm dalle ginocchia. Un vero primate.