I buoni vivono più a lungo
Pubblicato il 12-07-2009 da Gianni Da Re Lombardi in Tradizione, Yoga facile in un mondo difficile 0 Commenti/Lascia il tuoC’è una cosa che la tradizione dello Yoga ha sempre affermato: fare bene fa vivere bene. Le prescrizioni personali e sociali contenute degli Yama e Niyama (le prime due delle otto braccia dello Yoga. Le altre sono Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi) sono il prerequisito indispensabile per raggiungere l’illuminazione e la beatitudine del Samadhi. O anche, per chi si accontenta di meno, per stare bene. Ma non si può stare veramente bene senza essere buoni. Adesso anche ricerche scientifiche e studi universitari lo confermano. Stephen Post è un professore della Case Western Reserve University che ha dedicato la vita a studiare gli effetti positivi della generosità. Se si pratica volontariato sin da giovani, benessere e buona fortuna crescono, la depressione diminuisce, persino la morte viene rinviata e si vive più a lungo. Le persone buone in media vivono meglio e di più: adesso non è solo un augurio. È anche un’ipotesi scientifica basata su numerosi studi.
Si tratta di una conferma razionale a qualcosa che chi pratica Yoga con un po’ di attenzione ha sempre sentito. Depurare la mente da tensioni e cattivi pensieri fa star meglio.
È quello che raccomandano molti grandi maestri passati e attuali: lo Yoga non è solo ginnastica fisica, ma deve essere completato, se possibile, anche da buone intenzioni prima, e da azioni buone, dopo. Praticare Yoga con l’intenzione di migliorare il mondo, e fare ogni giorno una piccola cosa per migliorarlo. Questo è uno dei segreti dello Yoga. E, se vogliamo, non è neanche così difficile applicarlo. Basta volerlo.
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