Il corpo a noleggio
Pubblicato il 03-03-2010 da Gianni Da Re Lombardi in Riflessioni 0 Commenti/Lascia il tuoAlcuni dei problemi che abbiamo con il nostro corpo dipendono da come ce lo rappresentiamo. La rappresentazione delle cose cambia nel tempo, anche a seconda della cultura in cui viviamo e degli strumenti che utilizziamo. Un esempio chiarissimo è la metafora del cervello come un computer. Se il computer non fosse un oggetto molto noto, nessuno userebbe questa metafora.
Ma ogni rappresentazione comporta una necessaria approssimazione. Ad esempio la metafora del corpo come una macchina. Si tratta di una rappresentazione figurata molto comune nel mondo occidentale che risale probabilmente al 1700. Prima di quell’epoca probabilmente nessuno ci avrebbe pensato, eccetto forse Leonardo da Vinci.
Anche la separazione fra anima e corpo comporta un certo modo di rappresentare sé stessi. Nel mondo occidentale, molti non se ne rendono conto ma vedono sé stessi e il proprio corpo come una specie di veicolo che ha il pilota dentro la testa. Una macchina separata dal pilota che ogni tanto si guasta, ogni tanto ha bisogno di benzina e lubrificante, ogni tanto ha bisogno del carrozziere e di pezzi di ricambio, infine si fa rottamare. Un veicolo in cui l’omino all’interno della testa vorrebbe avere una macchina più bella, potente e funzionale.
La pratica dello Yoga ci insegna che le cose non sempre stanno così. Macchina e pilota sono una cosa sola, non sono due entità separate. Possiamo percepire la mano destra separata dalla mano sinistra, ma questo non toglie che i due arti siano uniti al corpo in un insieme unico, in cui si possono separare i pezzi… ma solo a costo di mutilare il corpo. Allo stesso modo possiamo percepire i polmoni separati dall’intestino, esattamente come fa la scienza medica occidentale, che affida i primi al pneumologo e il secondo all’internista. Ma questo non toglie che i due organi siano integrati in un corpo unico e possano influenzarsi a vicenda in modo sottile (esempio banale: se si mangia tanto formaggio, che viene assorbito dell’intestino, i polmoni secernono più catarro).
Invece con il normale atteggiamento di separazione dei diversi pezzi cosa succede? Che ci accorgiamo del corpo solo in negativo: quando siamo insoddisfatti dei difetti estetici che ci vengono indicati dall’industria della cosmesi e della moda (”Aiuto! Le maniglie dell’amore!”; “Aiut0! La cellulite!”). Oppure ce ne accorgiamo quando ci fa male: “Da dove mi viene questo mal di schiena? Non l’ho mai avuto.” “Da dove viene questa gastrite? Eppure bevo solo sei caffè al giorno e durante l’happy hour mi limito a due gin tonic!” oppure al contrario l’accettazione di alcuni problemi come se fossero un dato immutabile “Ho la cervicale da sempre; tutta la mia famiglia è così.”
Il nostro corpo è un piccolo universo molto complesso, ma unitario. E lo stesso tipo di unità, anche se è difficile percepirla, forse esiste a livello di tutto il Grande Universo esterno.

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