“Essere un guru non significa avere un seguito di fedeli. Un guru è una persona in grado di indicarmi la via. Immaginiamo che mi sia perso nella foresta. Incontro un tale e gli chiedo: ‘Per favore, può indicarmi la strada per tornare a casa?’. E lui: ‘Sì, fai così e poi fai così”. E io: ‘La ringrazio molto’, e seguo le sue indicazioni. Questo è un guru.
Oggi c’è l’idea che un guru sia una persona con numerosi seguaci che lo seguono come il pifferaio magico. È sbagliato. Un vero guru vi indicherà la via. La segui e ti ritrovi a casa. Allora potrai ringraziarlo.”
TKV Desikachar, “Il cuore dello yoga”, Ubaldini Editore, Roma
Verissimo, ho fatto anch’io un post con lo stesso argomento …
Ciao Gianni…che bello ritrovarti saltando di blog in blog…il tuo l’ho ritrovato attraverso un blog di una mamma che vive ad Amsterdam che pubblica post molto interessanti (almeno per chi , come me,si confronta con la crescita di un figlio in un paese straniero). Tra i commenti al suo post ho ritrovato quello di un tale, fiorentino, che mi sembrava di conoscere. e,nei suoi post preferiti ho ritrovato: “Yogasutra”!
Ho visto il tuo post qui (incollo il link per comodità di chi fosse curioso di seguire la discussione) e secondo me le tue considerazioni aprono una possibile discussione infinita: il rapporto fra dilettantismo e professionismo.
Sintetizzando in modo molto brutale: un dilettante può essere geniale; un professionista può essere mediocre; ma il professionista offre la garanzia di un risultato sufficiente e (se è onesto) se ne assume la responsabilità. Inoltre: non è detto che il professionista sia motivato dal denaro; non è detto che il dilettante sia altruista.