La vera storia del Saluto al sole
Pubblicato il 08-06-2010 da Gianni Da Re Lombardi in Asana, Libri per lo Yoga, News, Scritture tradizionali, Storia dello Yoga, Tradizione 1 Commento/Lascia il tuoSurya Namaskara era un esercizio per antichi guerrieri ariani o per moderni marmittoni in fanteria?
“Yoga Body – The Origins of Modern Posture Practice” di Mark Singleton è un libro a tesi. E la sua tesi per il mondo dello Yoga è rivoluzionaria: lo Yoga moderno nasce all’inizio del XX secolo in India e, oltre che dalle antichissime tradizioni, viene anche influenzato dalla cultura fisica, dalla ginnastica occidentale e dalla ginnastica svedese.
Il libro è documentato e pieno di illustrazioni d’epoca fra cui alcune interessanti foto di asana di yogi della prima metà del XX secolo messe a confronto con foto di atleti della stessa epoca che eseguivano esercizi molto simili. Particolarmente interessante la storia di Krishnamacharya, di cui tre allievi sono stati particolarmente importanti per la diffusione dello Yoga nel mondo: BKS Iyengar, K Pattabhi Jois e TKV Desikachar (quest’ultimo oltre che allievo, era anche figlio di Krishnamacharya).
Fra le due guerre mondiali, Krishnamacharya insegnava Yoga alle dipendenze del Maharaja Krishnaraja Wodiyar IV di Mysore, un principe modernista e illuminato che aveva particolarmente a cuore l’educazione fisica. Attingendo liberamente alla tradizione filosofica degli Yogasutra di Patanjali e integrandola con altre tradizioni, Krishnamacharya aveva elaborato un metodo di insegnamento di posizioni Yoga che da una parte rifiutavano alcuni elementi tradizionali dello Hatha Yoga (le pratiche di purificazione fisica chiamate Shatkarman, ad esempio) e dall’altra poneva l’accento sulla fisicità delle singole posizioni. Ogni asana veniva tenuto per un periodo da cinque a dodici cicli respiratori e veniva eseguito in un flusso continuo. Questo metodo era particolarmente indicato per fare dimostrazioni di gruppo con giovani praticanti, necessità che alla corte del Maharaja si presentava abbastanza spesso.
Dai documenti il Saluto al Sole Surya Namaskara (chiamato in indiano più moderno “Surya Namaskar” senza la “a” finale), inizialmente non faceva parte della pratica di Yoga insegnata da Krishnamacharya ma era una sezione didattica a parte. Deriverebbe pare da una serie di esercizi riportati in un manuale intitolato “Ashtanga Dand”, in cui dand (”bastone” o “sbarra” in sanscrito) è un sinonimo di posizione o esercizio, alludendo a una posizione nota anche come “aṣṭāṅga namaskāra”, conosciuta attualmente in Italia anche come “posizione degli otto punti” in cui piedi, ginocchia, mani e fronte (o mento) toccano terra (gli otto punti).
Insomma in sintesi: il Saluto al Sole non era l’antico esercizio dei guerrieri ariani, bensì una sequenza elaborata negli anni trenta per i militari e gli allievi della corte del Maharaja di Mysore. Krishnamacharya l’ha elaborata attingendo da diverse tradizioni di cultura fisica(non ultima la ginnastica svedese) a quel tempo presenti a Mysore e conosciute in India.
In pratica molto probabilmente è successo nello Yoga quello che è accaduto nelle arti marziali, nel judo, nel tai chi chuan e in altre discipline: fra il XIX e il XX secolo sono arrivati alcuni insegnanti di talento che hanno preso le tradizioni esistenti, le hanno elaborate e, anche con innesti originali, hanno dato forma alla versione moderna della disciplina. In alcuni casi rivendicando la loro originalità creativa, in altri casi nascondendola per sottolineare il legame con la tradizione, forse non ritenendosi abbastanza autorevoli per iniziare una tradizione nuova.
Dalla didattica di Krishnamacharya sono nati il metodo di BKS Iyengar, molto sistematico e rigoroso, particolarmente attento all’allineamento e agli aspetti terapeutici degli asana; Il Vinyasa Ashtanga Yoga (chiamato per brevità Ashtanga Yoga) di K Pattabhi Jois, molto sistematico e basato su alcune sequenze fisse (fra cui le versioni A e B del Saluto al Sole) da praticare sempre uguali, limitandosi a modificare le singole posizioni in base al livello fisico del praticante; e infine lo yoga di TKV Desikachar, che pone molto l’accento sulla spiritualità e sulla personalizzazione della pratica per ogni singolo allievo, ponendosi come una via di mezzo fra Iyengar e Pattabhi Jois, ma in una versione meno “industrializzata” della pratica e quindi meno adatto per una diffusione sistematica e internazionale del metodo.
Diversi documenti fotografici e testuali confermerebbero questa tesi modernista, mentre le tesi tradizionaliste si basano su documentazioni molto più vaghe ed evanescenti (ad esempio, del mitico testo “Yoga Korunta” da cui deriverebbe il metodo Yoga che Krisnamacharya ha trasmesso a K Pattabhi Jois non sopravvive neanche una copia, né alcun frammento).
Questo non toglie, naturalmente, che il Saluto al sole nelle varie versioni sia un eccellente esercizio fisico, e che le varie metodiche moderne di Yoga scaturite dai diversi allievi di Krishnamacharya hanno grandi meriti, fra cui l’attuale grande diffusione dello yoga nel mondo occidentale.
beh, onestamente il saluto al sole non mi ha mai convinto, l’ho sempre sentito un esercizio troppo dinamico in cui, come nel caso della tradizione Sivananda, l’insegnante conduce la sequenza alterando il ritmo personale del respiro. Avevo già sentito questa teoria della pratica del saluto al sole nelle caserme ma non sapevo chi ne fosse l’autore. Ora è tutto più chiaro.
Grazie