Pratyahara, la ritrazione dei sensi
Pubblicato il 30-03-2012 da Gianni Da Re Lombardi in Astanga Yoga di Patanjali 1 Commento/Lascia il tuoPratyahara è il quinto membro dello yoga di Patanjali ed è probabilmente uno di quelli di cui si parla meno. Invece è particolarmente interessante perché rappresenta il ponte di passaggio fra le pratiche fisiche e quelle mentali. Pratyahara significa “ritrazione dei sensi” e, fra le otto membra dello Yoga, è l’ultimo dei cinque “membri esterni”*, detti Bahir-anga. Quando si domina la pratica di pratyahara si passa allo stadio successivo dove tutto avviene nella mente e nello spirito. Infatti i membri successivi vengono chiamati Antar-anga, “membri interni”: Dharana, Dhyana e Samadhi.
Per praticare pratyahara si deve ritrarre la mente da tutte le attività sensoriali, cosa più facile a dirsi che a farsi. I sensi sono animali irrequieti, e hanno bisogno di una costante dose di stimoli. Questo è il motivo per cui la sera pensiamo di “rilassarci” facendo zapping davanti alla tv, oppure sentiamo il bisogno di sfogliare una rivista, cincischiare col telefonino, “fare qualcosa” persino nei pochi minuti di attesa davanti alla porta di un ascensore. Stare da soli con sé stessi è impegnativo.
Gli organi di senso richiedono una costante stimolazione che, nella nostra società elettronica, visiva e bulimica, tende a crescere estenuando il corpo e la mente, svuotandoli di energia. È più facile capire il fenomeno pensando all’alimentazione. Il cibo non soddisfa, spesso a causa del fatto gli innumerevoli passaggi dalla fattoria alla tavola gli hanno fatto perdere forza vitale? L’industria alimentare reagisce proponendo sapori sempre più dolci, salati o arricchiti di aromi, generando il fenomeno paradossale degli obesi denutriti. Si tratta di persone sovrappeso che mancano di nutrienti essenziali perché non mangiano abbastanza verdura e frutta fresca preferendo le calorie vuote del cibo spazzatura (hamburger, patatine, dolci confezionati, piatti pronti, cibo conservato, tutto arricchito di salse pronte, dal ketchup alla mayonese industriale).
Passando ad altri sensi, vista e udito, quante volte pensiamo che in tv non c’è “niente”, nonostante i suoi mille canali liberi o a pagamento, la libreria di dvd e videocassette, il noleggio video a due passi da casa, lo streaming su Internet? In realtà si tratta di overdose da stimolazione sensoriale, di incapacità a distinguere fra sazietà e bisogno.
Per rispondere a questa overdose di sensazioni e ritrovare con più facilità noi stessi, qualche anno fa qualcuno aveva inventato un marchingegno, una specie di vasca chiusa, riempita con una soluzione salina che faceva galleggiare agevolmente il corpo umano. In pratica acqua salata tenuta a 36 gradi, la stessa temperatura del corpo. Entrando in questa vasca in brevissimo tempo si perdeva ogni stimolazione sensoriale: il corpo non sentiva né caldo né freddo, il tatto perdeva ogni sensazione di bagnato, si perdeva la sensazione di peso, il buio era completo, il silenzio totale. Queste situazioni di deprivazione sensoriale possono portare alla pazzia se protratte per lungo tempo (giorni o settimane), o possono scatenare problemi psicologici latenti o già diagnosticati in persone molto depresse o ansiose. Ma, per la maggior parte delle persone sono estremamente rilassanti se mantenute per breve tempo, da qualche minuto a qualche decina.
Lo Yoga insegna a tenere sotto controllo i propri sensi, imparando attivamente a “dimenticarli”, come col marchingegno appena descritto. Questo è pratyahara: come una tartaruga ritrae testa e zampe nel suo guscio, la mente col tempo impara a regolare, fin quasi a chiudere completamente, il rubinetto dell’alluvione sensoriale. Come sempre nello Yoga, ma ancora di più adesso, fare l’esperienza è più importante che parlarne, anche perché più si va avanti con le esperienze sottili più è difficile raccontarle.
Pratyahara è un’esperienza che la maggior parte di noi ha fatto più volte nella vita e, anche se inconsapevole, è molto comune. Ad esempio, quando si è profondamente immersi in un’attività e non si sente la tv accesa nella stanza vicina, il telefono suonare, non si notano le voci in cortile, non si sente l’aereo passare, quella è una condizione di spontanea ritrazione dei sensi.
Due pratiche per imparare ad entrare in pratyahara facilmente e a volontà sono trataka e ajapa japa. Si tratta di pratiche che sono estremamente utili anche per la crescita successiva.
Trataka (guardare fisso, concentrare lo sguardo)
Disegna un puntino nero su un foglio banco e appendilo a un metro e mezzo di distanza, all’altezza dello sguardo o leggermente più basso (fai qualche esperimento finché l’altezza non è confortevole). Seduto in posizione meditativa, oppure seduto su uno sgabello tenendo la schiena diritta, fissa in modo stabile e diretto il puntino, senza mai sbattere le ciglia, lasciando che la lacrimazione, quando aumenta, fluisca liberamente. Se sei miope o presbite, non usare occhiali. Inizia per due minuti al massimo, e aumenta di un minuto alla settimana fino ad arrivare ai dodici-quindici minuti, se puoi. Al termine della pratica chiudi gli occhi e visualizza il puntino con la mente per qualche tempo, da metà allo stesso tempo in cui hai tenuto gli occhi aperti. Soprattutto i primi tempi verrà spontaneo distrarsi o pensare ad altro. Non preoccuparti, riporta ogni volta sguardo e mente al puntino. La pratica si può svolgere anche osservando la fiamma di una candela, oppure un’immagine cara o piacevole. È consentito fare qualche esperimento all’inizio (ad esempio per qualche giorno uso il puntino, per qualche giorno uso la candela) però poi è opportuno utilizzare sempre lo stesso oggetto, almeno fintanto che la pratica non è ben appresa.
Trataka fa parte delle tecniche di purificazione e pulizia. Aiuta a migliorare la vista, pulisce l’occhio grazie alla stimolazione della lacrimazione. È inoltre di grande aiuto per imparare a concentrarsi rapidamente. Si tratta di un’esperienza che va provata personalmente e approfondita.
Ajapa Japa (concentrazione sul respiro)
Questa pratica può essere effettuata in qualsiasi momento si possa stare seduti tranquilli. Ad occhi chiusi, porta la tua attenzione al respiro. Mentre IN-spiri ascolta e recita il suono immaginario “So”. Prolunga il suono per tutta la durata dell’inspiro. Mentre E-spiri ascolta e recita il suono immaginario “Ham”. Prolunga il suono per tutta la durata dell’espiro. Continua per tutto il tempo disponibile.
Quando gli organi di senso sono sotto controllo grazie alla pratica di pratyahara, scopri che il progresso nel cammino dello Yoga è più agevole, svolgendo pratiche più elevate con maggiore facilità. Spesso le persone si lanciano su pratiche elevate e poi si lamentano di non ottenere benefici. Progredire lentamente è meglio, e porta a risultati più durevoli. Inoltre bisogna ricordare che è sempre possibile provare diverse pratiche e fare numerose sperimentazioni, però quando si trova una pratica semplice e soddifacente, in genere offre maggiori risultati perseverare con quella singola pratica, piuttosto che cambiare continuamente e saltare da un tipo di esperienza a un’altra. Pratyahara è il passaggio che aiuta a crescere.
*Una nota sull’uso dei termini “membro”, “membra” e “membri”: qui uso il plurale “membra” in senso collettivo; quando invece si parla di alcuni di essi, oppure nella enumerazione, uso il plurale “membri”. In attesa di una futura migliore semplificazione della lingua italiana, mi scuso per eventuali incoerenze, oppure se urto la sensibilità di lettori il cui orecchio è abituato ad usi differenti.
Gli otto membri dell’Astanga Yoga di Patanjali
- Yama – Regole sociali
- Niyama – Regole personali
- Asana – Posture
- Pranayama – Controllo del prana attraverso la respirazione
- Pratyahara – Ritrazione dei sensi
- Dharana – Concentrazione
- Dhyana – Meditazione
- Samadhi – Perfetto raccoglimento, assoluta attenzione concentrata in sé. “Enstasi” secondo la definizione di Mircea Eliade
Bibliografia
“Aforismi dello Yoga”, a cura di Paolo Magnone, Promolibri Magnanelli (probabilmente l’unica traduzione dal sanscrito all’italiano o comunque una delle poche facilmente reperibili; la maggior parte delle altre edizioni disponibili in Italia sono traduzioni dall’inglese)
“La Scienza dello Yoga”, I.K. Taimni, Astrolabio Edizioni
“The Yoga Sutras of Patanjali”, Edwin F. Bryant, North Point Press
“Enciclopedia dello Yoga”, Stefano Piano, Promolibri Magnanelli
“The Shambala Encyclopedia of Yoga”, Georg Feuerstein, Shambala
“Lessico elementare dell’induismo”, Stefano Piano, Promolibri Magnanelli
“A Systematic Course in the Ancient Tantric Techniques of Yoga and Krya”, Swami Satyananda Saraswati, Yoga Publications Trust.

Bellissimo…posso diffonderlo vero?! Unica cosa aggiungerei yoga nidra e antar mouna alle tecniche di pratyahara. In questi casi servirebbe un insegnante o un cd!
Grazie!!!