Yoga e competizione

Il nemico numero uno della serenità non è la crisi, il riscaldamento globale o il debito pubblico. È la competizione. Una delle soddisfazioni dell’uomo (risulta anche da ricerche di psicologi e sociologi) non è stare bene: bensì è stare meglio del vicino. Avere una Panda scassata quando il vicino ha la motoretta dà più soddisfazione di avere la Mercedes quando il vicino ha la Rolls Royce. La competizione è subdola. Anche nello Yoga la tentazione è forte: gli allievi fanno a gara a chi si attorciglia di più; gli insegnanti a chi ha provato più elevazione spirituale, chi ha più allievi, chi insegna da più tempo seguendo il lignaggio più antico. Simile alla gelosia, la competizione è un mostro dagli occhi scintillanti che si fa beffe della carne di cui si nutre: ogni giorno chiede conferme, senza di esse le sue vittime deperiscono.
La competizione è un mostro insaziabile: chi vive in competizione, alla resa dei conti, è sempre destinato alla sconfitta. Per quanto uno possa essere bello, bravo o ricco, troverà sempre qualcuno più bello, bravo o ricco di lui, è solo questione di tempo. Anche Miss Universo, ammesso che sia veramente la donna più bella del mondo, è destinata a cedere il passo alla Miss dell’anno seguente.
Lo Yoga dà una risposta alla competizione: il distacco dai risultati. Fare quel che si deve, al meglio, rinunciando ai frutti dell’azione. Sembra un controsenso, per l’attivismo occidentale, ma è la ricetta più potente che esista. Fare il proprio meglio, senza preoccuparsi del giudizio altrui né, soprattutto, del giudizio proprio. Senza competizione né con gli altri né con sé stessi.
Sul tappetino, significa eseguire l’asana al meglio delle proprie possibilità (che cambiano da persona a persona, ma anche a seconda del giorno o dell’orario in cui si pratica: la prova evidente dell’impermanenza di ogni nostra azione).
Eseguire l’asana al meglio delle proprie possibilità, nulla di più. Questo è il segreto del successo. E la chiave per cui chiunque può praticare Yoga. Basta rinunciare alla competizione.


1 Commento per “Yoga e competizione”

  1. 1 Nicoletta

    Tanto prima o poi tutti miglioriamo, ma abbiamo i nostri limiti raggiunto i quali difficilmente riusciremo a superarli, la competizione deve essere soprattutto con noi stessi, per non accontentarsi mai del punto a cui siamo arrivati, chi pratica lo yoga nel vero senso della parola arriva al punto che non conta che abbiamo vicino, non ci accorgiamo più degli altri, siamo solo noi, io nostro corpo, la nostra mente e il nostro respiro

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Yogasutra - Lo yoga reso facile
A cura di:
Gianni Da Re Lombardi

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