Venerdì 10 ottobre 2008 al Milano Yoga Festival ho assistito a parte dell’incontro organizzato da Yoga Journal “Yoga e disabilità”, con Gian Piero Carezzato. Purtroppo non ho seguito il dibattito ma solo, come spettatore, parte della pratica.

Gian Piero Carezzato è un praticante e insegnante di yoga focomelico, con il braccio sinistro lungo circa la metà del braccio destro. Il braccio sinistro è inoltre parzialmente privo della mano. Per il resto è perfettamente “normale”. La sua disabilità però ha segnato negativamente la sua vita, fino a quando, all’età di 23 anni, il suo medico non gli suggerì di provare lo yoga.

“La pratica [dello yoga] è stata  per me un’incredibile iniezione di fiducia. Guardando gli altri mi sono reso conto che la disabilità è trasversale e che anche i cosiddetti normali hanno le loro difficoltà. Ho capito che potevo fare cose che fino ad allora credevo mi fossero precluse. Con lo yoga ho imparato a concentrarmi su ciò che ho senza lamentarmi di ciò che mi manca.” (da Yoga Journal, dicembre 2007, intervista di Silvia Icardi a Piero Carezzato)

Durante la guida della pratica, Gian Piero Carezzato ha espresso molto bene due concetti che mi sembrano importanti sia per i “normali”, sia per chi ha qualche disabilità, sia per chi insegna:

1. Se manca un arto, visualizzare la posizione completa. Idem se non si riesce a completare la posizione per proprie limitazioni corporee: visualizzarla nella propria mente complete, perché dove va la consapevolezza, va l’energia.

2. La tensione si manifesta prima a livello sottile, poi nel corpo fisico.

Il primo dei due concetti, che deriva dalla tradizione yogica filtrata dall’esperienza di un insegnante disabile, è confermato anche da esperienze scientifiche. È stato verificato infatti che osservare giocatori di tennis o di golf eseguire i loro colpi aiuta gli spettatori a migliorare il loro gioco (se giocano, naturalmente), grazie all’intervento di cosiddetti “neuroni specchio” che memorizzano e aiutano a replicare quanto visto per imitazione. È inoltre noto che visualizzare sé stessi in situazioni positive o negative ha un effetto sulle proprie prestazioni fisiche o mentali nelle stesse situazioni.

Il secondo è la premessa a un ulteriore corollario. Lo stress prima di tutto aggredisce il nostro sistema nervoso (anche attraverso l’immaginazione), il quale, se non può ordinare un’azione efficace subito (la reazione di fuga o di lotta), manda comunque segnali ai vari sistemi del corpo, aumentando la tensione muscolare, alzando la pressione e così via. Da questa osservazione che potremmo superficialmente considerare di buon senso, deriva la contro-osservazione della tradizione yogica: rilassando il corpo fisico, si riesce a rilassare anche il corpo sottile, ovvero il sistema nervoso.

Gian Piero Carezzato insegna presso il centro Ginnastica Moderna, Milano, 02-86452779


2 Commenti per “Yoga e disabilità: esplorare i limiti del proprio corpo”

  1. 1 katia indo

    sto seguendo un corso per diventare un’insegnante di yoga kundalini, vorrei preparare delle lezioni da proporre ad un centro per disabili….non riesco a trovare materiale specifico e adeguato,
    avete qualche suggerimento? Libri di testo o quant’altro….
    Grazie mille
    Katia

  2. 2 Gianni

    Ti consiglierei di prendere contatto con Gian Pietro Carezzato. Purtroppo non ho un indirizzo e-mail ma il telefono è indicato in fondo al post.

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Yogasutra - Lo yoga reso facile
A cura di:
Gianni Da Re Lombardi

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